Inventarsi un lavoro a 40-50 anni? Volontà, buon senso e un po’ di fortuna

10 06 2014

older workers

 

 

Diciamolo, non è facile, ma si può fare. Ci vuole molta volontà, tanto buon senso e anche un po’ di fortuna. E’ una situazione sempre più comune quella che vede la necessità di inventarsi un lavoro (e quindi un’entrata economica) in età adulta. 40-50 anni e l’obbligo di rifarsi una vita. I dati sulle chiusure aziendali e sulla conseguente disoccupazione crescente degli ultimi anni sono inequivocabili e, è inutile nasconderlo, piuttosto scoraggianti. Sono ormai milioni le persone adulte rimaste disoccupate, magari anche improvvisamente e, spesso, hanno una famiglia da mantenere, un mutuo da pagare e via dicendo.

Tutto vero, negare il dramma, non serve a un bel niente, ma, a ben vedere il nodo sta proprio qui: o ci si scoraggia, ci si lascia andare e si dà per scontato che non c’è più niente da fare, o ci si prova, fino a quando si pensa che esista anche una sola possibilità. Nel secondo caso, molto più difficile, ma anche potenzialmente molto più bello, redditizio e ultimamente anche perseguito del primo, è necessario sapere che provarci e basta non è sufficiente ed anzi, può essere addirittura dannoso per le magari già precarie finanze disponibili.

Come pensare, come agire per aprire un’attività. La passione è un elemento importantissimo. Scegliere e (se lo si può fare) investire in un’attività che piace è forse il miglior inizio possibile. Dedicare l’intera vita lavorativa ad un mestiere che non appassiona rende infatti tutto più pesante, con conseguenti implicazioni psicologiche negative e minori possibilità di riuscita. Però, purtroppo verrebbe da dire, il sogno a volte deve restare tale. O almeno lo deve restare in quel dato momento. Non sempre infatti è possibile aprire un’impresa nel ramo desiderato, per svariate questioni, tra le quali: fondi disponibili, mancata esperienza o competenza nel campo, mancata adeguata conoscenza della legislazione in materia, oppure quest’ultima è semplicemente troppo complicata per le risorse che si hanno. “Buttarsi”, in ognuno di questi casi, è bello ed ammirevole,ma molto, a volte troppo rischioso. Bisogna ricordarsi sempre che è un lavoro, non un hobby, deve prima di tutto darti da mangiare. Il resto viene dopo.

Scendere a patti non è sbagliato. Se quella tal cosa non si può proprio fare, allora è meglio trovare un compromesso:  scegliere un’attività che piace un po’ meno di quella sognata, ma comunque gradita e che, a seconda dei casi, richieda o minori risorse economiche o minori competenze (almeno all’inizio, poi ovviamente nel mentre bisognerà rimediare all’eventuale gap). Insomma, la passione è molto, ma non è tutto e per avere una discreta possibilità di successo non ci si può basare solo su quella, ma anzi bisogna agire come dei veri e propri manager: prevedere, progettare, organizzare, realizzare e poi ancora prevedere.  Non basta: cosa, con chi, come, quando, dove. Gli incroci tra queste variabili potrebbero non avere una fine. Ma proprio questi incroci, se ben governati, sono quelli che permettono di affrontare a muso duro e con una buona base sotto i piedi tutte le problematiche che giorno dopo giorno, senza alcun dubbio, ci si troverà a dover risolvere.

Parla il giusto e fai molti fatti.  Il detto “poche chiacchiere e molti fatti” non vale più. “Parla il giusto” è sicuramente un’espressione più adatta agli attuali tempi, ma il “molti fatti” rimane.  Raccontare la propria attività, soprattutto all’inizio, è estremamente importante. Cercare di ottenere interviste su riviste o siti di settore, avere un blog personale e/o aziendale e tenerlo sempre aggiornato, curare la presenza sui social (che deve essere forte e continua) sono ormai delle necessità nell’epoca in cui tutto passa tramite la pubblicità e la comunicazione. Ma, è ovvio, caro startupper  o neo-imprenditore,  devi avere qualcosa di concreto da comunicare. E per averlo, devi lavorare, lavorare, lavorare. Presenziare ad una fiera di settore, organizzare eventi che facciano conoscere il tuo brand  va benissimo, ma, quest’ultimo, non può essere, appunto, solo un brand. In una fiera ad esempio, ci sono centinaia d’imprenditori come te, concorrenti diretti o operanti in un settore completamente differente poco importa. Se vuoi farti notare devi offrire qualcosa di più, o comunque qualcosa di diverso da tutti gli altri. Se è vero che siamo all’inizio o quasi di una sorta di rivoluzione cultural-lavorativa, questo è proprio il momento in cui solo chi davvero riesce a sviluppare qualcosa di innovativo , importante, e magari unico ha concrete possibilità di emergere. Se non hai qualcosa di “pesante” in mano, ad un certo punto tutto l’impegno profuso in iper-evolute strategie di comunicazione aziendale rischia di essere se non completamente inutile, almeno di rendere infinitamente meno di quello che invece potrebbe con un buon prodotto alle spalle. Questo significa, meno efficacia, meno mercato e quindi, salvo casi rari, anche meno soldi in arrivo.

Impegno e presenza, sempre. Si diceva,“lavorare, lavorare, lavorare”. Leggendo la posta del nostro Bianco Lavoro Magazine, non è raro trovare messaggi del tipo “Salve, vorrei aprire l’attività x, ma vorrei starci solo mezza giornata, rischio qualcosa? Ci sono finanziamenti a fondo perduto? Contributi?”.  Ricominciamo:  caro startupper o neoimprenditore, la prima cosa che devi ricordarti è questa:  l’azienda è tua, se non ci stai tu “lì dentro”, non ci starà nessun altro. E’ una cosa che non puoi delegare perché troppo importante. E poi, anche i soldi che ci hai messo sono tuoi, come tuo sarà il reddito che deriverà dagli utili, tanti o pochi che siano. Starci mezza giornata e poi fare altro non appare essere un buon punto di partenza. L’imprenditore part-time tendenzialmente non esiste, a meno che abbia un’attività già ben avviata, gestibile anche impiegando un numero di ore limitato.

Sei un imprenditore, non un impiegato. Ricordatelo. Un part-time lo può fare il dipendente, non il titolare dell’attività. Il primo quando ha finito va a casa e non ci pensa più, il secondo non può permetterselo. Se non si ha voglia o tempo di lavorare 12-15 ore al giorno per non si sa quanto e con non si sa quali risultati, è meglio non aprire un’attività, perché la contropartita negativa è quella di rischiare seriamente di perdere un sacco di soldi (quelli investiti nell’attività e non solo). Per quanto riguarda i contributi a fondo perduto (o meno), una buona pratica è quella di acquisire una forte conoscenza dei siti istituzionali, nazionali, regionali, provinciali e in alcuni casi anche comunali.

Sii il padrone delle tue possibilità. Niente o quasi pioverà dal cielo. Sapere come accedere ai finanziamenti (senza chiederlo a nessuno) è parte dell’attività imprenditoriale. Conoscere la ciclicità e le peculiarità delle iniziative statali di supporto alle attività autonome è compito tuo. In questo senso, bisogna tener presente anche che non tutti i finanziamenti sono uguali. Alcuni vengono erogati solamente a fronte di progetti d’impresa  molto ben dettagliati, innovativi con buone probabilità di crescita. E chi meglio dello stesso imprenditore può spiegare a chi di dovere le possibilità del suo progetto? Impegno e presenza, sono attività non delegabili. La vita o la morte dell’impresa dipende sì dalla fortuna, dalle tendenze e dalle esigenze del mercato, dal livello della domanda, e da quello più generale dei consumi, ma in primis dipende dall’impegno e dalla tenacia di chi quell’impresa ha voluto metterla in piedi. 

I vantaggi di non avere 20 anni. Uno su tutti, anzi due: l’esperienza e la conoscenza del mondo, di come vanno le cose. Il fatto di aver già lavorato per molti anni, magari in contesti e con mansioni differenti, di aver già sperimentato a lungo cos’è e come ci si comporta in un ambiente lavorativo e di avere un’idea molto chiara di quali siano le problematiche relative è indubbiamente un enorme vantaggio. Un ventenne, per quanto intelligente, istruito, volonteroso, non può endemicamente possedere simili competenze, per il semplice fatto che la sua giovane età non gli permette il possesso di una così profonda esperienza. Sono tutti fattori da sfruttare, senza alcuna remora di sorta. Conoscere come vanno le cose invece, aiuta a non prendere eventuali “fregature” . Le si è già prese in passato, con un po’ di attenzione ora evitarle è molto più facile. Scegliere il socio, il collaboratore, il dipendente giusto fa la differenza. Anche avere la freddezza tipica dell’età matura fa la differenza. Stessa cosa vale per una capacità di analisi delle situazioni positivamente “traviata” dalle esperienze di vita. Sottovalutare tutto questo è senza dubbio un errore. Non si sta certo parlando di competenze tecniche di nuova generazione, ma esperienza, freddezza, buona capacità di valutare le persone con le quali interagire e le offerte/proposte ricevute rimangono fondamentali pilastri su cui fondare un’attività lavorativa il più possibile scevra da errori grossolani o dannosi  colpi di testa

Pronti alla sfida? Inventarsi un lavoro a 40 o 50 anni in un periodo di profonda crisi e’ insomma certamente una sfida molto difficile;  in gioco a volte c’è la dignità economica (mai quella personale) di una donna, di un uomo,  di una famiglia. E’ una sfida che, proprio per questo, non può non spaventare, ma è una sfida che si può vincere.  Il segreto è voler scendere in campo e combattere con il “coltello tra i denti”, mettersi in gioco essendo sempre straordinariamente attivi, cercando di acquisire più informazioni e competenze possibili ogni volta che si presenta la possibilità d’imparare qualcosa e parallelamente affrontare ogni avversità con forza, coraggio e cognizione di causa.

fonte: news.biancolavoro.it

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