Più imprese e più lavoro, il mare non sente la crisi

4 06 2014

lavoromarittimo

 

 

Nei giorni scorsi è stato presentato a Gaeta il terzo Rapporto Unioncamere sull’economia del mare, che dimostra una sorprendente crescita del comparto a dispetto della crisi generale del sistema. Il segno positivo riguarda sia il profilo occupazionale che quello delle imprese e – se è vero che il drammatico momento storico dell’economia internazionale sta (molto) lentamente volgendo al termine – questo vuol dire forse che le attività riconducibili alla risorsa-mare sono passate sostanzialmente indenni negli ultimi sette o otto anni di bufera.

Ma cosa dice in concreto il Rapporto? Innanzitutto, nel periodo considerato, cioè tra il 2009 e il 2013, “cuore” della crisi, a fronte della perdita totale di quasi 700 mila posti di lavoro per l’economia italiana (più o meno il 3%), l’economia del mare non solo non ha perso unità lavorative, ma le ha incrementate di oltre 24 mila (3,1%). Il dato comprende anche gli impieghi per attività di ricerca sul mare, per quelle finalizzate alla sua tutela e per quelle del settore turistico. Il Rapporto poi registra (ma il periodo è più circoscritto: 2011-2013) l’aumento di 3500 imprese (+2%), a dispetto del calo dello 0,9% del totale del tessuto imprenditoriale dell’economia nazionale. Ma l’aspetto numerico più significativo probabilmente è un altro, cioè quello della “quota” che l’economia del mare apporta al valore aggiunto prodotto complessivamente dal Paese: 41,5 miliardi di euro. Che diventano 120 se si aggiunge il contributo dell’indotto. Naturalmente hanno un ruolo preponderante le regioni meridionali, visto che solo Lazio, Sicilia, Campania e Puglia “totalizzano” il 40% del valore aggiunto dell’economia marina e il 43% degli occupati di tutto il comparto.

La Blue Economy abbraccia molto di quello che ruota intorno al mare e riguarda il mare: cantieristica, trasporto merci e persone, filiera ittica, industria estrattiva marina, turismo e attività ricettive, quindi le già citate attività di ricerca e tutela ambientale. Soprattutto costituisce un “moltiplicatore” formidabile per tutto il sistema economico nazionale. Basti pensare che per ogni euro prodotto dalla economia del mare, se ne attivano quasi due nel resto dei comparti.

La conclusione è persino banale: se l’economia italiana ha bisogno di una via di uscita dalla crisi, deve – è il caso di dire – andare per mare. Poche altre cose in Italia (esempio: il patrimonio artistico) sono in grado di invertire la tendenza. Con inevitabili riflessi sul mercato del lavoro.

fonte: cliclavoro.gov.it

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