Manager to Work: supportare i manager privi di occupazione

27 03 2014

manager to work

 

 

Il progetto Manager to work : la politica attiva nazionale per il reimpiego di manager che perdono il lavoro. Sono poco numerosi e continuano a diminuire. Parliamo dei manager italiani, dei dirigenti e dei quadri.

In Italia, nel privato, la limitata presenza manageriale è palesata dai numeri: 120mila dirigenti in 32mila aziende e, considerando anche il middle management, 440mila quadri in 42mila aziende. In proporzione, 0,9 dirigenti ogni cento dipendenti, a fronte dei 3 di Francia e Germania. Pochi, quindi, e in diminuzione. La crisi, infatti, ha contribuito e continua a contribuire al ridimensionamento di questo già ridotto numero di manager: moltissime professionalità – delle quali il mercato avrebbe senz’altro bisogno – trovano enormi difficoltà nel rientrare nei processi produttivi, con un conseguente danno in termini economici e di crescita per le aziende.

I manager licenziati nel2012 acausa di motivi economici sono 13 mila: il 26,9% aveva meno di 40 anni e il 25,7% una età compresa tra i 41 e i 50 anni, secondo i dati diffusi da Manageritalia.

E come se non bastasse, secondo i dati di Assoconsult, la federazione di Confindustria che ha pubblicato uno studio sull’argomento, solo il 52% dei manager licenziati nel 2012 è riuscito a trovare un altro lavoro con un incarico di pari livello; il 18% si è dovuto accontentare di un contratto atipico, il 15% svolge attività da consulente, l’11% è diventato imprenditore e il 4% ha accettato il posizionamento di quadro.

Un management indebolito, quindi, quello italiano, che obbliga sempre di più un dirigente in cerca di sviluppo professionale a guardare all’estero. Per far fronte a questo problema, nasce Manager to work, il progetto promosso e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e attuato da Italia lavoro in partnership con Federmanager  e Manageritalia.

“L’intervento nasce dalla volontà di far fronte alla mancanza di un sistema di ammortizzatori sociali strutturato che sostenga il manager che si venga a trovare in stato di disoccupazione. E, a causa della crisi, anche i manager, come molti lavoratori, hanno subito tantissimi licenziamenti, in proporzioni importanti rispetto alla categoria.” ci spiega Massimo Fiaschi, segretario generale di Manageritalia. “L’unica forma di tutela per i manager era prevista dalla legge 226 del 97, conosciuta anche come Legge Bersani, che prevedeva sgravi contributivi pari al 50% dei contributi previdenziali alle aziende che assumevano dirigenti privi di occupazione. Una Legge con una disponibilità finanziaria iniziale di circa 10 miliardi di vecchie lire, scesa poi a 1 milione, per poi estinguersi del tutto. Nel tentativo, quindi, di costruire risposte a tale problema abbiamo trovato in Italia lavoro un interlocutore perfetto. Da queste premesse nasce Manager to Work.”

Il progetto investe 9.715.000 euro per incentivare il reinserimento nel mercato del lavoro dei dirigenti e dei quadri, con l’obiettivo di contenere la dispersione di un capitale di competenze, spesso altissime, che potrebbe rappresentare, senza dubbio, uno stimolo allo sviluppo e alla competitività

Si tratta, aggiunge Fiaschi, “di un secondo tentativo di intervento, una riedizione del progetto Manager over 50 attivato nel 2010, che non aveva raggiunto i risultati sperati. La nuova edizione, quella attuale, con il contributo del Fondo sociale Europeo, intende realizzare azioni di politica attiva volte a incentivare il reinserimento dei manager, anche attraverso forme di autoimpiego o creazione di impresa. L’intervento prevede, infatti, oltre ad un ampliamento della platea di destinatari, un nuovo dispositivo incentivante, quello per l’autoimprenditorialità.”

Le modalità di intervento di Manager to work, quindi, sono due: una relativa all’erogazione di “bonus assunzionali” a favore delle imprese che assumono manager senza occupazione e l’altra che prevede la concessione, al singolo destinatario dell’intervento, sia esso un dirigente o un quadro in stato di disoccupazione, di un contributo per l’autoimpiego o la creazione di impresa.

Due dispositivi incentivanti attivati con la pubblicazione di due distinti bandi, uno rivolto ai datori di lavoro e l’altro ai lavoratori, entrambi con scadenza prevista per il 31 dicembre 2014. La linea di intervento di incentivo all’autoimprenditorialità, attraverso il bando, si rivolge direttamente ai dirigenti o quadri senza occupazione da oltre 6 mesi che intendono valorizzare le proprie competenze attraverso la costituzione di una nuova impresa in forma individuale o associata oppure l’avvio di una attività professionale.  Il contributo previsto ammonta a 25.000 euro, che possono arrivare a 50.000 euro, nel caso in cui l’iniziativa imprenditoriale sia avviata da due ex manager, e a 75.000, quando gli ex dirigenti o quadri sono più di due. “Un incentivo che supporta la nascita di imprese forti, in grado di sopravvivere e competere, perché possiedono al proprio interno competenze elevate, strutturate”, osserva Fiaschi.

L’altro bando, invece, quello rivolto ai datori di lavoro interessati ad inserire nella propria azienda un manager in stato di disoccupazione, promuove un’azione, rivolta al sistema delle imprese, finalizzata ad accrescere le opportunità di ricollocazione di ex dirigenti e quadri, disoccupati, al fine di sostenere quelle aziende bisognose di competenze preziose per dare un nuovo impulso alle attività, per ottenere una migliore organizzazione e per competere al meglio. Per innovare, crescere, internazionalizzarsi è necessario possedere competenze precise e professionalità adeguate. I manager possono essere una risposta a tale necessità

Il  “bonus” a fronte dell’assunzione, con la qualifica di dirigente, di un dirigente o un quadro disoccupato, ha un valore che va da un massimo di 28.000 euro ad un minimo di 5.000 euro a seconda del contratto applicato e del target di riferimento.

Eppure, quello all’assunzione,stando ai dati pubblicati su sito del progetto, è un incentivo, che, a differenza dei contributo per l’autoimprenditorialità, non ha avuto, ad oggi, un riscontro positivo, in termini di quantità di richieste di adesione inoltrate.

“Perché non è tanto l’impiego di denari a convincere l’azienda ad assumere. Le aziende, oggi, hanno un disperato bisogno di competenze, anche elevate, però non hanno la possibilità di fare errori, non possono rischiare. Licenziare ha un costo, che pesa molto soprattutto in una situazione in cui il margine di profitto, quando c’è, è limitato”, spiega Fiaschi. “Inoltre, in alcuni casi, sono i requisiti previsti per il riconoscimento dell’incentivo all’assunzione ad essere molto stringenti. Mi riferisco, ad esempio, al requisiti relativo alla possibilità di accesso agli incentivi esclusivamente per le aziende che non abbiano licenziato dirigenti o quadri, nei 12 mesi precedenti la data di presentazione della domanda. Nella attuale situazione di crisi, trovare aziende che non lo abbiano fatto, è davvero difficile.

A tali criticità si deve aggiungere il carente supporto all’incrocio fra domanda ed offerta nel mercato italiano. “In Italia, soprattutto in riferimento ai reimpiego dei manager, dei dirigenti, dei quadri, non abbiamo un mercato del lavoro organizzato, che riesca a far incontrare davvero domanda e offerta. Basti pensare che il 72% delle riassunzioni avviene grazie al passaparola, al network. I manager che riescono a trovare una ricollocazione grazie ai contatti che hanno dopo anni di lavoro nel settore sono spesso, per l’azienda che li assume, una garanzia, un ‘nome’. E non c’è incentivo che tenga in confronto al vantaggio di assumente una persona fidata, conosciuta, alla garanzia di non correre un rischio”, chiarisce Fiaschi.

Quello che serve al mercato del lavoro, per quanto riguarda il reimpiego dei manager, è “l’istituzione di una vera e propria agenzia per l’impiego specifica per i dirigenti, che metta insieme la regolamentazione del mercato del lavoro dirigenziale e la disponibilità di dispositivi incentivanti. Solo così il sistema potrà diventare più meritocratico, competitivo. Il nostro, soprattutto in questo campo, è un mercato del lavoro basato su un sistema familistico e di cooptazione, prevale non tanto il merito, quanto la conoscenza. Una agenzia potrebbe senza dubbio contribuire a contenere tale disfunzione”, aggiunge Fiaschi.

Migliorare il progetto, per il futuro, significa, quindi, dare risoluzione a tali criticità evidenziate, ma anche, conclude Fiaschi, “porre un maggiore accento sulla formazione, su specifici percorsi di politica attiva, soprattutto per coloro che intraprendono un percorso di autoimprenditorialità. Magari partendo dagli incubatori di impresa. Bisogna finanziare le idee. Questo deve essere l’obiettivo, perché è l’idea che fa nascere un business”.

fonte: mag.workcoffee.it

Annunci

Azioni

Information

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: