Laureati: in quanti lavorano e quanto prendono

14 03 2014

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Quanti sono i laureati che lavorano in Italia? E quanto “prendono”? Ovvero, qual è lo stipendio che, quasi sempre molto faticosamente, riescono a portare a casa? Abbiamo recentemente introdotto una rapida panoramica sulle condizioni occupazionali dei giovani laureati italiani, frutto delle elaborazioni ricondotte all’interno del XVI Rapporto Almalaurea. È giunto ora il momento di comprendere quanti laureati lavorino una volta conseguito il titolo, quanto tempo impiegano per trovare una prima occupazione e, naturalmente, quale sia il loro livello retributivo.

La prima impressione formulabile a margine dell’analisi sul report Almalaurea è che, purtroppo, il nostro mercato del lavoro continua a caratterizzarsi per tempi lunghi di inserimento lavorativo. Di contro, si tratta altresì di un mercato del lavoro tiepidamente premiante per i laureati (ma altrove c’è molto meglio), con la condizione occupazionale e retributiva di coloro che completano la formazione di terzo livello sicuramente superiore rispetto a quella dei diplomati di scuola secondaria superiore. I dati Istat e OECD affermano, in merito, che nell’intero arco della vita lavorativa, i laureati hanno presentato un tasso di occupazione di 13 punti percentuali maggiore rispetto ai diplomati (76 contro 63%).

Ancora, aggiungeva Almalaurea nel suo dossier, le stesse fonti confermano come anche la retribuzione ha premiato i titoli di studio superiori: fra i 25-64enni risulta infatti essere più elevata del 48% rispetto a quella percepita dai diplomati di scuola secondaria superiore, con un differenziale retributivo che ci avvicina alla Francia (47%) ma che sembra essere ben più consistente nel Regno Unito (+57%) e in Germania (+64%).

La situazione occupazionale nell’ultimo anno

Introdotto quanto precede, giungiamo a interpretare quanto accaduto negli ultimi dodici mesi. Nel suo report Almalaurea afferma come “l’analisi dei principali indicatori relativi alla condizione occupazionale mostra come nell’ultimo anno si sia registrato un ulteriore deterioramento delle performance occupazionali dei laureati. Deterioramento che si riscontra non solo tra i neolaureati, i più deboli sul fronte occupazionale perché con minore esperienza, ma anche tra i colleghi laureatisi in tempi meno recenti. Rispetto alla precedente rilevazione l’area della disoccupazione risulta ampliata, con rilevanti differenze in funzione del gruppo disciplinare, del genere e della circoscrizione territoriale”.

Introduzioni a parte, ad oggi ad un anno dal titolo la disoccupazione risulta essere pari al 26,5% tra i triennali (+ 4% a/a), al 23% tra i biennali specialistici / magistrali (+ 2% a/a), al 24% tra i colleghi magistrali a ciclo unico (+4% a/a).

A tre anni, il tasso di disoccupazione si riduce al 16% per i triennali, al 12,5% per i magistrali biennali e al 13% per i colleghi a ciclo unico (con incremento dei tassi, su base annua, tra il 2% e il 4%). Va meglio la situazione a cinque anni dal conseguimento del titolo, con un tasso di disoccupazione che si attesta su valori significativamente più contenuti, inferiori al 10% (8% per i laureati di primo livello, 8,5 per i magistrali e 5 per quelli a ciclo unico, anch’essi incremento a/a di 2% per i triennali e di 3% per i magistrali; i laureati a ciclo unico presentano invece valori in sostanziale stabilità, – 0,5%).

Ribaltando il fronte analitico, scopriamo che a un anno dal titolo gli occupati sono del 66% fra i laureati di primo livello, del 70% fra quelli magistrali e del 57% fra i magistrali a ciclo unico. A tre anni l’area dell’occupazione cresce fino all’80% per i laureati triennali, all’82% per i magistrali e al 76% per i laureati a ciclo unico. A cinque anni, l’occupazione indipendentemente dal tipo di laurea, è prossima al 90%.

Lavoro stabile e lavoro precario

Giungiamo ora a capire quale sia la tipologia di contratto di lavoro abbracciata dai giovani laureati. Secondo Almalaurea, ad un anno dal titolo dichiarano di svolgere un lavoro stabile il 41% dei triennali, il 35% dei magistrali biennali e dei colleghi a ciclo unico. Il quadro sembra migliorare con il trascorrere del tempo, visto e considerato che a tre anni dal conseguimento del titolo la stabilità del contratto di lavoro arriva a coinvolgere il 58% dei triennali, 55,5% dei magistrali e il 59,5% dei laureati a ciclo unico. A cinque anni le percentuali aumentano ancora, riguardando quasi l’80% dei laureati triennali e magistrali a ciclo unico, e oltre il 70% tra i biennali specialistici.

La retribuzione dei neolaureati

Giungiamo quindi a comprendere quale sia il livello retributivo dei giovani neolaureati. Ad un anno la retribuzione si aggira intorno ai 1.000 euro netti mensili, media ponderata in termini nominali  di 1.003 euro per il primo livello, di 1.038 euro per i magistrali e di 970 euro per i magistrali a ciclo unico. Rispetto allo scorso anno le retribuzioni sono in calo: -5,5% tra i triennali, -3% tra i magistrali, -6,5% tra i laureati a ciclo unico. Appare invece drammatico il calo rispetto al 2008, ultimo anno prima della crisi: – 20% per tutti gli aggregati in esame.

Migliorano leggermente le condizioni a tre anni dalla laurea, con guadagni che raggiungono i 1.200 euro mensili per i laureati di primo livello e magistrali e si fermano poco sopra i 1.100 per i magistrali a ciclo unico (- 2/4% rispetto allo scorso anno).  A cinque anni le retribuzioni nette mensili si attestano a meno di 1.400 euro mensili, con un calo dei guadagni del 3% tra i triennali, del 5% tra i magistrali, dell’11% tra i laureati a ciclo unico.

Nel prossimo approfondimento dedicato alle condizioni dei laureati all’estero parleremo di due aspetti che stanno assumendo una crescente specificità sul territorio internazionale: gli imprenditori laureati e i laureati all’estero.

fonte: news.biancolavoro.it

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