Formazione e lavoro: l’Italia resta indietro…

27 02 2014
formazioneNello scorrere il lungo elenco di emergenze che raccontano la crisi del sistema produttivo italiano, il nuovo ministro del Lavoro avrà forse la tentazione di mettersi le mani nei capelli. Da dove cominciare? Tra le centinaia di vertenze aziendali e le altrettanti ricerche macroeconomiche che giacciono sul suo tavolo, il neoincaricato Giuliano Poletti troverà anche il XIV Rapporto sulla formazione continua realizzato dall`Isfol per conto del dicastero che presiede. E che finora, complice il delicato passaggio di governo, non ha ricevuto l`attenzione che merita. Perché descrive un`Italia agli ultimi posti in Europa per capacità di formare i propri lavoratori, di innovare i processi di produzione e di aggiornare le competenze professionali. Dunque, in ultima analisi, un`Italia che trascura uno degli strumenti chiave per superare la recessione.
I DATI DEL RAPPORTO 
Tra la popolazione adulta di età compresa tra i 25 e i 64 anni, infatti, solo il 6,6% ha partecipato nel corso del 2012 ad iniziative di formazione o istruzione. Un dato che, se rappresenta comunque un passo avanti rispetto al 5,7% dell`anno precedente, resta nettamente al di sotto della media europea, pari al 9%, e di gran parte dei Paesi più industrializzati.
Basti citare il 7,9% della Germania, il 10,7% della Spagna, i115,8% del Regno Unito e il 16, 5% dell`Olanda. Senza dimenticare gli inarrivabili Paesi scandinavi, con la Svezia al 26,7% e la Danimarca al 31,6%.
Così, purtroppo, non è in Italia, dove ogni anno mancano all`appello circa 100mila occasioni di lavoro per mancanza di persone qualificate. Sfogliando i dati della ricerca, non mancano certo le contraddizioni. La partecipazione alla formazione appare più accentuata per le femmine (al 7%, contro una media Ue del 9,7%) rispetto ai maschi (al 6,1%, contro una media Ue dell`8,4%), nonostante le donne continuino a riscontrare molte più difficoltà degli uomini nell`accedere al mercato del lavoro. E un discorso simile vale per i giovani tra i 25 e i 34 anni, che vantano una quota pari al 13,6%, e che restano ai margini pur essendo i più istruiti e formati.
Non stupisce che le persone con un maggior grado di istruzione abbiano più facile accesso ad iniziative di formazione: tra tutti i laureati la probabilità di essere coinvolti in percorsi di formazione è di 1 su 6, tra chi ha un titolo di scuola media – si parla di ben 15 milioni di adulti – solo di 1 su 61. Un distacco nei processi formativi che rischia di approfondire le distanze di natura sociale ed economica fra i diversi segmenti della popolazione, visto la forte presenza in Italia di persone con bassi livelli di istruzione.
fonte: Unità.it
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