Dalle competenze riparte il lavoro

28 02 2014

image_miniInvestire nelle competenze è la strada più efficace per affrontare l’attuale fase di congiuntura critica: lo ha ribadito una ricerca realizzata dal Censis per il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, presentata oggi a Roma, in un convegno presso la Sala della Mercede della Camera dei Deputati.

La ricerca, realizzata nell’ambito di un progetto destinato ad individuare le misure adottate dalle imprese italiane nel corso della crisi, in particolare quelle che hanno introdotto innovazioni tecnologiche e sviluppato le competenze professionali nelle regioni dell’Obiettivo Convergenza, ha coinvolto un campione di 600 imprese italiane con più di 20 addetti e si è soffermata su 25 casi di studio aziendali. Come ha illustrato Ester Dini, responsabile del settore lavoro del Censis, la formazione e riqualificazione del capitale umano sono ritenute fattori importanti da tenere in considerazione, nonostante le difficoltà della crisi: in quasi il 27% delle aziende si registrano interventi di riconversione del personale, in più del 66% sono state organizzate attività interne di aggiornamento e formazione. Nelle imprese che hanno avviato grossi processi di riorganizzazione aziendale introducendo elementi di forte innovazione nei prodotti, nei processi e nelle tecnologie e inserendo nuove professionalità e competenze l’occupazione cresce. Si tratta ancora di una fetta minoritaria delle imprese (l’8%) ma il è un segno evidente che la crescita passa per questa strada, come nel corso del convegno hanno potuto confermare le testimonianze di due imprese italiane vincenti sul piano internazionale.

Dall’indagine emerge un giudizio tendenzialmente favorevole nei confronti dell’apprendistato, considerato strumento importante (in media per il 77,7% delle imprese) in particolare per il settore dell’industria e del commercio, specialmente dove il numero di addetti è più consistente. Un giudizio sostanzialmente positivo espresso nel coso del convegno anche da Maurizio Sacconi e da Cesare Damiano, presidenti rispettivamente della Commissione lavoro del Senato e della Camera dei Deputati. Come la ricerca ha confermato, tuttavia permangono ancora forti resistenze e una bassa dimestichezza al suo utilizzo, ostacoli da rimuovere per garantire l’affermarsi di questa buona opportunità per i lavoratori e le imprese.

fonte: isfol.it





Formazione e lavoro: l’Italia resta indietro…

27 02 2014
formazioneNello scorrere il lungo elenco di emergenze che raccontano la crisi del sistema produttivo italiano, il nuovo ministro del Lavoro avrà forse la tentazione di mettersi le mani nei capelli. Da dove cominciare? Tra le centinaia di vertenze aziendali e le altrettanti ricerche macroeconomiche che giacciono sul suo tavolo, il neoincaricato Giuliano Poletti troverà anche il XIV Rapporto sulla formazione continua realizzato dall`Isfol per conto del dicastero che presiede. E che finora, complice il delicato passaggio di governo, non ha ricevuto l`attenzione che merita. Perché descrive un`Italia agli ultimi posti in Europa per capacità di formare i propri lavoratori, di innovare i processi di produzione e di aggiornare le competenze professionali. Dunque, in ultima analisi, un`Italia che trascura uno degli strumenti chiave per superare la recessione.
I DATI DEL RAPPORTO 
Tra la popolazione adulta di età compresa tra i 25 e i 64 anni, infatti, solo il 6,6% ha partecipato nel corso del 2012 ad iniziative di formazione o istruzione. Un dato che, se rappresenta comunque un passo avanti rispetto al 5,7% dell`anno precedente, resta nettamente al di sotto della media europea, pari al 9%, e di gran parte dei Paesi più industrializzati.
Basti citare il 7,9% della Germania, il 10,7% della Spagna, i115,8% del Regno Unito e il 16, 5% dell`Olanda. Senza dimenticare gli inarrivabili Paesi scandinavi, con la Svezia al 26,7% e la Danimarca al 31,6%.
Così, purtroppo, non è in Italia, dove ogni anno mancano all`appello circa 100mila occasioni di lavoro per mancanza di persone qualificate. Sfogliando i dati della ricerca, non mancano certo le contraddizioni. La partecipazione alla formazione appare più accentuata per le femmine (al 7%, contro una media Ue del 9,7%) rispetto ai maschi (al 6,1%, contro una media Ue dell`8,4%), nonostante le donne continuino a riscontrare molte più difficoltà degli uomini nell`accedere al mercato del lavoro. E un discorso simile vale per i giovani tra i 25 e i 34 anni, che vantano una quota pari al 13,6%, e che restano ai margini pur essendo i più istruiti e formati.
Non stupisce che le persone con un maggior grado di istruzione abbiano più facile accesso ad iniziative di formazione: tra tutti i laureati la probabilità di essere coinvolti in percorsi di formazione è di 1 su 6, tra chi ha un titolo di scuola media – si parla di ben 15 milioni di adulti – solo di 1 su 61. Un distacco nei processi formativi che rischia di approfondire le distanze di natura sociale ed economica fra i diversi segmenti della popolazione, visto la forte presenza in Italia di persone con bassi livelli di istruzione.
fonte: Unità.it




Puglia: approvata legge iniziativa popolare sulla sicurezza sul lavoro

27 02 2014

1601201116.48.21_CASCO20GIALLOApprovata all’unanimità dal Consiglio regionale la proposta di legge di iniziativa popolare che contiene “norme per la sicurezza, la qualità e il benessere sul lavoro”. L’obiettivo principale dei promotori (20.000 firme raccolte) è quello di ottenere un effettivo miglioramento delle condizioni del lavoro e per realizzare una consistente riduzione degli infortuni intervenendo sulla qualità della vita negli ambienti di lavoro, facendo emergere la centralità della persona come elemento etico fondante della stessa organizzazione lavorativa.
“Con questa legge – ha detto Francesco Ognissanti nel corso della sua relazione – la Regione Puglia sosterrà la cultura della salute e della sicurezza sul lavoro, quale parte integrante delle proprie politiche dello sviluppo economico e sociale e delle politiche della tutela del lavoro”. Gli infortuni sul lavoro saranno monitorati da un Centro di osservazione e monitoraggio degli infortuni e delle malattie professionali. Saranno controllati gli standard di qualità minimi in vigore e le modalità omogenee di espletamento dei corsi di formazione in materia di sicurezza sul lavoro.
Sotto osservazione i livelli di tutela con particolare riferimento alla regolarità e stabilità dei rapporti di lavoro; alle pari opportunità tra donne e uomini anche con riferimento ai tempi di lavoro; alla riduzione dei rischi sul lavoro e alla salubrità dei luoghi, al benessere psico-fisico dei lavoratori; all’integrazione per gli immigrati; tutela della gravidanza e maternità.
Sarà istituito un albo della responsabilità sociale in tema di lavoro al quale possono iscriversi i datori di lavoro che dimostrino l’avvio e il mantenimento del percorso della responsabilità sociale mediante l’adozione di commenti quali bilanci sociali e ambientali, marchi di qualità.
Particolare attenzione sarà data alle molestie sul luogo di lavoro. La Regione Puglia promuoverà azioni e iniziative volte a prevenire il disagio lavorativo e migliorare le relazioni sociali nella vita lavorativa, prevenire e contrastare insorgenza e la diffusione di fenomeni di molestie a carattere sessuale e non, persecuzioni e violenze psicologiche sui luoghi di lavoro.
L’assessore alle politiche del lavoro, Leo Caroli ha puntato l’attenzione sul tema della sicurezza dati alla mano. In Puglia ogni 3 ore vi è un incidente sul lavoro ed ogni 8 ore l’incidente è mortale: “con questa legge intendiamo colmare un ritardo circa la cultura della sicurezza” – ha detto.
È un tema importante nell’agenda della Regione Puglia per il capogruppo del Pdl/FI, Ignazio Zullo, e per il capogruppo di Sel, Michele Losappio è un testo di grande civiltà; un segnale di buona politica per Donato Pentassuglia e  Salvatore Negro, con i ringraziamenti alla Cisl promotrice dell’iniziativa; anche Mario Vadrucci e Francesco Laddomada hanno espresso la soddisfazione per l’iniziativa legislativa.

fonte: consiglio.puglia.it





Quanto vale il tuo capitale umano?

26 02 2014

capacita-generare-reddito‘Il capitale umano di ciascun italiano equivarrebbe a circa 342mila euro” e le donne valgono metà degli uomini (231mila euro contro 453mila). Lo stima l’Istat, che diffonde per la prima volta ”informazioni sperimentali circa il valore monetario attribuibile allo stock del capitale umano”, cioè la capacità di generare reddito. La cifra, riferita al 2008, riguarda le attività di mercato.

”Forti – rileva l’istituto statistico – appaiono le differenze di genere nella dotazione di capitale umano: il 66 per cento dello stock complessivo si concentra nella componente maschile”. La capacità di generare reddito per le donne è ridotta quasi della metà (-49%).  ”Il differenziale è da mettersi in relazione alle differenze di remunerazione esistenti tra uomini e donne, ma anche al minor numero di donne che lavorano e al minor numero di anni lavorati in media dalle donne nell’arco della loro vita”, spiega l’Istat. Tuttavia, ”poiché le donne prevalgono di gran lunga nel lavoro domestico”, le differenze di genere si riducono se si estendono le stime dello stock di capitale umano considerando le attività non ‘market’, che comprendono anche il lavoro domestico. Ecco che le donne si aggiudicano un valore pro-capite di 431 mila euro (+12,3% rispetto alla componente maschile).

Capitale umano giovani più alto – Un altro divario si ritrova comparando le diverse fasce d’età: il capitale umano pro-capite di un giovane è pari a oltre 556 mila euro, contro i 293 mila euro dei lavoratori nella classe centrale (35-54anni) e ai soli 46 mila euro dei lavoratori tra 55 e 64 anni. ”Va però rilevato che l’alto livello della disoccupazione giovanile nel nostro Paese”, spiega l’Istat, ”suggerisce forte incertezza circa la possibilità per i giovani di inserirsi nei processi produttivi”. Ed ”è quindi possibile che sia realistico rivedere al ribasso la stima dei redditi da lavoro attesi e di conseguenza quella del valore del capitale umano complessivo del Paese”.

Totale capitale umano oltre 13mila miliardi – Il valore dello stock totale di capitale umano è di circa 13.475 miliardi di euro, spiega l’Istat. Trasformando tale valore in termini pro-capite si arriva, appunto, a poco più di 340 mila euro. ”La stima monetaria calcolata a livello nazionale per lo stock di capitale umano dà una misura sperimentale dell’entità di questa dotazione di capitale rispetto alla ricchezza prodotta nel Paese”, rileva l’Istituto di statistica. Ecco che nel 2008 lo stock di capitale umano risulta pari a oltre otto volte e mezzo il valore del Pil dello stesso anno. Il metodo di calcolo usato dall’Istituto di statistica considera il valore attuale del reddito da lavoro lungo il ciclo di vita previsto tenendo conto di possibili cambiamenti della retribuzione (dovuti anche all’esperienza), di ulteriore istruzione che si può acquisire, di modelli differenziali di partecipazione alla forza lavoro e della mortalità. Quindi si tiene conto della formazione, delle condizioni del mercato del lavoro e delle tendenze demografiche.

Lavoro casalingo e tempo libero valgono 16mila miliardi – Fin qui le stime relative alle sole attività ‘market’, ovvero quelle che vengono vendute sul mercato. Ma l’Istat ha anche esteso la stima dello stock di capitale umano alle attività ‘fuori mercato’, quantificandone il valore, sempre con riferimento al 2008 e alle persone tra i 15 e i 64 anni, in circa 16 mila miliardi di euro, pari a 10,2 volte il Pil, di cui oltre 6.100 relativi alla produzione familiare, traducibile con ‘lavoro casalingo’ (cure familiari, abitazione, eccetera), e 9.900 con riferimento all’uso del tempo libero (vita sociale, hobby, attività sportive). Il capitale umano che un italiano tipo impiega in queste attività equivarrebbe a circa 407 mila euro. L’Istat nel presentare il lavoro spiega come sia il risultato delle attività di ricerca sul tema della misurazione del capitale umano ”conseguenti alla partecipazione dell’Istituto alla creazione di un Consorzio internazionale in ambito Ocse”.

Gap con i big Ocse – L’Italia sconta ”un rilevante gap in termini di stock di capitale umano” rispetto ai ”principali Paesi Ocse”. Lo constata l’Istat nella ricerca dedicata al capitale umano. Anche se l’aggiornamento dei dati validi per il confronto internazionale si ferma al 2006, si tratta comunque di stime nuove, diffuse per la prima volta. Ecco che l’Italia è ultima tra Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia e Spagna, ovvero tra gli stati che hanno aderito al progetto Human Capital dell’Ocse. Nel 2006 quindi ”l’Italia presenta una più bassa incidenza di capitale umano sul Pil nominale: 8,8 volte il Pil contro le oltre 11 volte della Spagna o le 10 volte e mezzo degli Stati Uniti”. Anche se, prosegue l’Istat, nel decennio compreso tra il 1998 e il 2008 in Italia si è osservata una crescita, dovuta all’aumento del tasso di occupazione e del livello d’istruzione della popolazione, fondamentale per misurare il capitale umano.

fonte: ansa.it





I lavori emergenti a contatto con l’ambiente: dall’agritata al muratore ecologico

26 02 2014

green jobsDall’agritata all’agriscultore, dal muratore ecologico all’erborista 2.0, dal tutor dell’orto in città al tintore naturale di tessuti anallergici, dall’affinatore di formaggi fino a chi ha recuperato la canapa in tutte le sue molteplici possibilità di impiego, sono queste alcune delle nuove figure professionali che, in una drammatica situazione di crisi e disoccupazione record, sono nate e si sono affermate e che sono state presentate all’Assemblea elettiva dei Giovani Coldiretti.

La possibilità di stare in campagna a contatto con la natura è la motivazione principale per il 33 per cento ma – sottolinea la Coldiretti – c’è un rilevante 24 per cento che vede nel settore una vera opportunità di business. In Italia vedono una prospettiva di lavoro futuro nell’agricoltura e nel cibo quasi uno studente su quattro con ben il 23 per cento degli iscritti al primo anno delle scuole secondarie superiori tecniche e professionali che ha scelto per il 2013/2014 un indirizzo legato all’agricoltura e all’enogastronomia, secondo una analisi della Coldiretti . Una tendenza che è confermata anche dai livelli superiori con le iscrizioni alle Facoltà di scienze agrarie, forestali ed alimentari che hanno fatto registrare la crescita piu’ alta nel periodo considerato con un aumento del 45 per cento, sulla base di una ricerca Datagiovani. Lo dimostra anche l’andamento nel settore primario dove, a testimonianza del processo di rinnovamento in atto, quasi un’impresa agricola italiana su 3 è nata negli ultimi 10 anni. Nell’agricoltura italiana il 7,2 per cento dei titolari di impresa ha meno di 35 anni ed è alla guida di 58.663 aziende. Di queste circa il 70 per cento – continua la Coldiretti – opera in attività multifunzionali: dall’agriturismo alle fattorie didattiche, dalla vendita diretta dei prodotti tipici e del vino alla trasformazione aziendale del latte in formaggio, dell’uva in vino, delle olive in olio, ma anche pane, birra, salumi, gelati e addirittura cosmetici.

“I giovani incarnano le potenzialità e la forza del nostro territorio – ha dichiarato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo -: un tessuto produttivo ricco, capillare, che coinvolge milioni di uomini e che per le sue caratteristiche rende l’Italia competitiva anche all’interno dei processi di mondializzazione dell’economia e delle idee”. C’è chi, come Sara Beccaria di Montelupo Albese in Piemonte, ha deciso di diventare un’agritata ed accogliere nella sua azienda bambini dai 3 mesi ai 3 anni , seguendo un progetto pedagogico specifico che porta alla riscoperta della natura, della stagionalità e delle eccellenze dell’agricoltura italiana. L’obiettivo dell’agritata – afferma la Coldiretti – è quello di offrire un servizio di alta qualità per le famiglie, valorizzando gli aspetti della ruralità, con l’accoglienza dei bambini nel contesto dell’azienda agricola. In azienda infatti i bambini possono trascorrere molto tempo all’aria aperta, scoprire come cambiano i colori e i profumi con l’alternarsi delle stagioni, familiarizzare con alcune semplici attività agricole come prendersi cura degli animali e delle piante, sempre in un’ottica educativa. I bambini sono affidati ad una specifica Agritata, scelta dagli stessi genitori con la quale si instaura un rapporto di completa fiducia. L’affidamento esclusivo ad un’unica agritata consente di offrire percorsi educativi personalizzati per ogni bimbo, nei modi e nei tempi più giusti. Ovviamente i genitori possono condividere con la Agritata il percorso di crescita del piccolo in maniera costante. Mirko Raguso di Gravina in Puglia, invece, ha deciso di diventare un muratore ecologico sperimentando con successo la prima mattonella di paglia. Partendo dal riutilizzo di scarti dell’agricoltura, Mirko – sottolinea la Coldiretti – realizza un prodotto tecnologico e innovativo costituito da un sistema di coibentazione di ridotte dimensioni, che riescono a garantire le più elevate prestazioni energetiche previste dalle vigenti norme di legge. L’obiettivo del prodotto finale è quello di raggiungere il miglioramento delle performance energetiche e ambientali degli agglomerati urbani, attraverso l’incremento delle prestazioni di efficienza energetica e la riduzione dei consumi delle risorse.

E ancora Luca Romiti di Pistoia è diventato un agriscultore attraverso l’arte topiaria. Luca – sottolinea la Coldiretti – è un vero e proprio artista capace di trasformare la natura in scultura con la consapevolezza che tutto può essere riprodotto con estro dal genio e dalla natura. Con piccoli e semplici attrezzi del mestiere, il maestro topiario crea meravigliose sculture viventi. Dal primo seme all’ultima sforbiciata è tutto un intrecciarsi di rami e di foglie che si impersonificano. Durante il lavoro nulla può sfuggire dalle mani del maestro. Sono passati ormai un bel po’ di anni dalle prime forme artigianali realizzate con l’anima di metallo, ma ancora oggi Luca è alla ricerca costante della perfezione. Dal primo innesto fino alla scultura ci si impiega circa tre anni, ma queste opere continuano a vivere e ad essere modellate, così come la sua impresa che non ha mai smesso di crescere. Anche se le sue opere hanno fatto il giro del mondo, in azienda è tutto made in Italy, Luca non si lascia affascinare dalle tentazioni di un mercato globalizzato e industriale. Daniela Carofiglio di Casamassima in provincia di Bari, invece ha scelto di diventare un tintore naturale di tessuti anallergici, utilizzando al meglio i prodotti della sua azienda agricola: ortaggi, frutta e piante tintorie. La gamma dei suoi prodotti con cui colora in modo del tutto naturale i tessuti – sottolinea la Coldiretti – è estremamente variegata: dalla cipolla rossa e dorata, alla rapa rossa, dal cavolo viola ai carciofi, per non parlare dell’edera, dei mirtilli, delle bacche di sambuco, delle foglie di ulivo, del melograno, della camomilla, dell’ortica, della liquirizia, dell’ortica che donano delle sfumature di colore, uniche e originali, ad ogni tessuto anallergico.

Federica Ioanna di Biccari in provincia di Foggia ha deciso di abbandonare il suo lavoro da veterinario per diventare affinatrice di formaggi trasformandosi in un abile mastro casaro che concia il formaggio con spezie, aromi e gustosissime miscele per farlo diventare unico e straordinario. In particolare, Federica concia i sui formaggi, dopo averli fatti stagionare per alcuni mesi in tantissimi modi: con crusca di grano duro, in miscele di olio extravergine di oliva aromatizzato con alloro, rosmarino, erba cipollina, affogato in botti di legno colme di vino o avvolto in pregiate vinacce e molti altri ancora. Ogni suo formaggio quindi diventa un’opera d’arte richiestissima dai consumatori più attenti e ricercati. Fabio Bizzarri in Toscana ha scelto invece di diventare un vero e proprio tutor dell’orto, collaudando con grande successo il suo primo kit, un po’ gioco, un po’ passatempo, che risulta davvero strepitoso per realizzare – sottolinea la Coldiretti – in poco spazio un piccolo orto fuori suolo adattabile a tutte le situazioni abitative, a casa come a scuola, anche in assenza di un giardino. L’obiettivo di Fabio è quello di avvicinare grandi e bambini ad uno stile di vita alimentare il più possibile salutare, corretto ed ecologico attraverso l’esperienza diretta, immediata e manuale della gestione quotidiana dell’orticello. Seminare, annaffiare, pulire e curare, giorno dopo giorno, l’orto sono infatti azioni necessarie per ottenere il risultato della “raccolta” dei frutti, e soprattutto per una crescita consapevole del consumatore del domani ed una migliore conoscenza di se stessi. Il kit è costituito da bancali in legno di misura standard 60cmX40cm ed è fornito di terriccio certificato bio, humus per fertilizzare, telo anti alga, piantine o semi a seconda dell’occorrenza, ma anche di attrezzature e materiali necessari con le immancabili istruzioni per la coltivazione.

Salvatore Satanassi a Quarto di Sarsina in provincia di Forlì-Cesena, invece, è un bravissimo agrierborista. La sua azienda nasce nel 1992 per realizzare l’idea di coltivare, raccogliere e trasformare piante medicinali per il benessere, la salute e la bellezza lavorando in armonia con le leggi della natura. Oggi nella sua azienda Salvatore produce circa 250 specie di piante officinali e aromatiche con cui vengono preparati oltre 1000 manufatti erboristici di qualità. In contemporanea alle erbe officinali Salvatore pianta anche tanti alberi non solo validissimi per lenire e bonificare il paesaggio e l’ambiente, ma anche per utilizzare le gemme dei loro frutti per ottenere molti macerati glicerici. E ancora Daniele Mandarello nel Lazio ha finalmente realizzato il proprio sogno rispolverando un antico mestiere che oggi sta ritornando prepotentemente di moda, quello del potatore. Un lavoro estremamente importante – sottolinea la Coldiretti – perchè un taglio sbagliato può portare l’albero all’inattività anche per un paio d’anni. Il compito del potatore, infatti quello di intervenire con particolari tagli sulla pianta per poter garantire le migliori condizioni per lo sviluppo vegetativo e la produzione, ma un aspetto importante risiede anche nella cura e nell’estetica delle piante, soprattutto quando al potatore viene affidata la cura e la gestione di parchi e giardini dove spesso occorre lavorare in base a criteri estetici. Un altro impegno che attende i potatori, soprattutto quelli con più anni di esperienza, all’interno delle aziende e dei parchi è quello dell’innestatura. Per svolgere la professione di potatore – afferma la Coldiretti – non è richiesto un titolo di studio specifico, occorre frequentare un corso di formazione professionale e affiancare un potatore esperto mentre lavora.

E infine Pasquale Polosa in Basilicata ha deciso di intraprendere una nuova strada e di coltivare canapa a fini alimentari. Dalla spremitura a freddo del seme ricava olio e farina, dalla trasformazione della farina diversi prodotti, dai biscotti al pane, dalla pasta al cioccolato e altro ancora. Le proprietà benefiche e i benefici per la salute dell’uomo derivanti dalla canapa, dall’olio e dalla farina che se ne ricavano, del resto, sono state riconosciute dal Ministero della Salute, dall’OMS e da numerose ricerche che hanno dimostrato l’efficacia dell’impiego dell’olio di semi di canapa in funzione preventiva per la salute. Il seme di canapa e gli alimenti derivati contengono anche proteine che comprendono tutti gli aminoacidi essenziali, in proporzione ottimale e in forma facilmente digeribile. Si tratta – conclude la Coldiretti – solo di alcuni esempi dei nuovi lavori anticrisi che ridanno coraggio ed entusiasmo a tanti giovani che hanno il desiderio di non arrendersi, di farcela e tanta voglia di trasformare le loro passioni in vere attività imprenditoriali.

fonte: alternativasostenibile.it





L’importanza delle certificazioni per entrare nel mondo del lavoro

25 02 2014

certificazioniPer numero di certificazioni l’Italia è  un caso di eccellenza a livello mondiale essendo al secondo posto nel mondo , dopo la Cina, lo è grazie alle  numerose certificazioni relative ai sistemi di gestione. Sono poco più di 150.000 le organizzazioni certificate nel nostro paese. Ruolo decisivo in tutto questo: la globalizzazione dei mercati che ha spinto sempre più le aziende a migliorarsi sotto diversi punti di vista. Le aziende grazie a questo cambiamento oggi offrono prodotti e servizi di qualità, eco-sotenibili e realizzati in condizioni di sicurezza, igiene e rispetto della salute degli operatori al fine di differenziarsi sul mercato globale.

Le aziende moderne necessitano in ogni ambito lavorativo di avere all’interno della propria azienda  risorse con importanti competenze. Diverse sono le specializzazioni e le certificazioni ad oggi necessarie per poter lavorare. Nelle aziende in cui si privilegia il settore informatico è fondamentale avere competenze nell’ utilizzo di strumenti informatici generali e di base. Ciò che ricercano le aziende è avere lavoratori qualificati e autonomi a cui far seguire successivamente nel corso degli anni solo dei corsi di aggiornamento in base all’evoluzione del mercato e del settore.

Chiunque afferma di avere delle competenze deve dimostrarle attraverso le certificazione rilasciate seguendo corsi,master o altri tipi di formazione. Questo avviene non solo in contesti lavorativi privati ma anche in aziende pubbliche. Nel settore informatico le  certificazioni più conosciute sono: La Patente Europea ECDL, Core Level , Patente Europea ECDL Advanced. L’ ECDL attesta competenze informatiche di base, la seconda e la terza sono più specifiche, rappresentano un livello di difficoltà maggiore sugli strumenti dell’Office Automation.

Per questo è fondamentale formarsi per entrare nel mondo del lavoro, poiché chi già è in possesso di determinati requisiti può essere scelto all’interno di un colloquio di lavoro, rispetto a chi non possiede determinate certificazioni. Nel settore informatico esistono varie certificazioni  riconosciute a livello internazionale. Le certificazioni non sono solo fondamentali per chi desidera entrare nel mondo del lavoro, ma anche le aziende devono essere al passo con i tempi.

Le aziende che possiedono certificazioni specifiche possono partecipare a bandi regionali, nazionali ed essere selezionate per eseguire determinati lavori, in caso di mancata certificazione viene privilegiata chi ne è in possesso. La grande attenzione in materia di Salute, Sicurezza e Ambiente portano le aziende ad essere sempre più fornite di certificazioni. La qualità è fondamentale anche per l’impresa, nei tempi passati si dava molta importanza ai problemi di produzione e quindi fondamentale era concentrarsi sulla produzione, oggi si è arrivati alla  conclusione che per produrre bene bisogna avere le condizioni aziendali per farlo.

Inoltre chi decide di entrare in possesso di certificazioni specifiche viene anche agevolato dallo stato come ad esempio nel settore energetico in edilizia essendo un settore molto in crisi ma, fondamentale per raggiungere quegli obiettivi di risparmio energetico, sostenibilità e indipendenza energetica.

fonte: lavoroeformazione.it





Nuovo decreto Sicurezza lavoro spettacoli, fiere e allestimento palchi

25 02 2014

palchi spettacoliIl ministro del Lavoro Enrico Giovannini ha firmato il decreto sulla sicurezza sul lavoro negli spettacoli e nell’allestimento di palchi e fiere.

Il provvedimento era previsto dalle disposizione della Legge del Fare e dovrebbe derivare dalla bozza presentata il 13 dicembre 2013 a Trieste. Arriverà a chiarire “i casi in cui è necessario attivare l’organizzazione prevista per i cantieri temporanei o mobili e di conseguenza quando è necessario l’ausilio del coordinatore della sicurezza, sia in fase di progettazione che di esecuzione di lavori, per la tutela della salute e della sicurezza degli operatori che svolgono la loro attività nei settori degli spettacoli e delle fiere”.

decreto_palchi_bozza

fonte: quotidianosicurezza.it