Il Paese del Sole

8 09 2011

Sole e vento sono due forme di energia democratica, disponibili quasi ovunque. Le caratteristiche principali di queste risorse sono l’impatto ambientale trascurabile e la disponibilita` illimitata, oltre al fatto di essere fortemente decentrabili, attingibili direttamente sul luogo dove se ne ha bisogno, senza complicate, costose e, spesso, energeticamente non efficienti opere di trasporto od accumulo.

È possibile passare dalla società nera e nervosa del petrolio a quella quieta e pulita della fonte di energia più diffusa al mondo? La risposta è no, ma non per i motivi che vengono quotidianamente ammanniti come “limiti fisici” dell’energia solare. Certo, l’energia del Sole è poco densa e i costi degli impianti sono ancora elevati. Ma il sospetto è che chi produce energia faccia di tutto per mantenere la situazione attuale a favore dei combustibili fossili, sui quali i guadagni sono enormemente più alti e le speculazioni sempre possibili. Petrolio, gas, carbone, uranio, sono grandi, centralizzati, pericolosi, cari. Tutte caratteristiche che piacciono ai governi del mondo. Il Sole no. Il Sole è democratico, ubiquo e, soprattutto, è gratis. Significa che si può utilizzare per evolvere da situazioni di povertà senza dipendere per forza da qualcuno che l’energia te la vende. Sostanzialmente, è fuori mercato, anche se il mercato del solare cresce ad un ritmo annuale da fare invidia a qualsiasi altro componente industriale. Con il Sole si può generare corrente elettrica, riscaldare appartamenti o piscine ed accumulare energia in forme impensabili fino a pochi anni fa.

Sembrano tecnologie nuove, ma non sono altro che la concretizzazione delle idee più antiche del mondo. Il potenziale fotovoltaico italiano sarebbe enorme: 47.000 miliardi di kWh/anno, con una certa differenza fra il Trentino Alto Adige (3,5 kWh/mq/giorno di energia solare disponibile) e la Sicilia (5,5 kWh/mq/giorno). Non sembra, però, che i Siciliani se ne siano accorti, visto che nella Provincia di Bolzano si installano più pannelli che in qualsiasi altra parte d’Italia. A meno di non voler essere razzisti, si potrebbe pensare ad una naturale inclinazione verso il Sole da parte dei Paesi di lingua tedesca, nonostante l’incentivo sul kWh prodotto in Germania sia inferiore a quello italiano. La differenza è che in Germania i soldi vanno al rinnovabile vero (non ai rifiuti bruciati), quindi, lì si produce elettricità veramente rinnovabile. In Italia, il consumo medio di una famiglia è di circa 3.000 kWh/anno. Con il fotovoltaico si potrebbe arrivare facilmente a coprirne fra 1.100 (Italia settentrionale) e 1.600 (Italia meridionale). L’88% del solare europeo è ubicato in Germania, ma è l’Italia ad essere il Paese del Sole. Non c’è qualcosa di profondamente stonato? Di fronte ad un panorama energetico mondiale completamente modificatosi, all’Italia del terzo millennio si presentano due strade ben delineate: decide di cambiare radicalmente le sue scelte energetiche o si troverà ad essere dipendente da fonti che non hanno futuro e che, anzi, la consegneranno definitivamente all’inquinamento ed al sottosviluppo. Da tempo il processo di liberalizzazione dei mercati ha costretto l’industria elettrica ad estese riconversioni nel campo della produzione, oltre che della distribuzione e del commercio. Su tutti gli scenari a breve termine dell’offerta energetica prevale ormai la preoccupazione per l’impatto ambientale dovuto allo sfruttamento delle fonti energetiche non rinnovabili. D’altro canto, ovunque si registra un forte aumento della domanda di energia legato all’incremento demografico (non solo neonatale) e ad un generale miglioramento delle condizioni di vita. La domanda di energia del XXI secolo nei Paesi industrializzati sarà determinata soprattutto dal crescente grado di urbanizzazione e dal flusso migratorio, e, dove le considerazioni di carattere puramente economico prevarranno sulle esigenze di protezione ambientale, si registrerà una forte espansione dei consumi energetici. La domanda è: alimentati da quali fonti? A tutt’oggi, sembra che nel futuro prossimo i consumi saranno alimentati ancora principalmente dal petrolio, ma il gas naturale conquisterà nuove quote di mercato, soprattutto a scapito del carbone, fortemente penalizzato da un punto di vista ambientale. D’altro canto, gli elevati investimenti iniziali, la preoccupazione per quel che concerne la sicurezza e la gestione dei rifiuti radioattivi, rendono incerti, per i prossimi anni, il contributo ed il ruolo dell’energia nucleare. In questo quadro, il ricorso alle fonti energetiche rinnovabili resterebbe complessivamente sempre inferiore al 20%, fermo restando che oltre l’80% continuerà a provenire da fonti non rinnovabili. Attualmente, l’Italia rientra perfettamente in questa media, con il 18% proveniente quasi esclusivamente dall’energia idroelettrica ed una fortissima dipendenza dall’estero, nonostante l’avvio dell’estrazione in nuovi ed importanti giacimenti di idrocarburi ubicati in Basilicata. In particolare, il totale della domanda energetica primaria è già passato da meno di 180 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti petrolio) a più di 190, nonostante la riduzione della domanda di petrolio e l’aumento di peso del gas naturale e delle risorse rinnovabili. Negli altri Paesi dell’Unione europea, la composizione del mix di fonti primarie è decisamente più equilibrata e la dipendenza dal petrolio è ridotta dal ricorso al nucleare e dall’utilizzo del carbone. I guai che procurano i combustibili fossili non sono però più negati nemmeno dalle compagnie petrolifere, mentre tutta la comunità scientifica ha ipotizzato scenari catastrofici: l’aumento di un solo grado nelle temperature medie dell’atmosfera della Terra può provocare sconvolgimenti epocali. Il mondo del petrolio sta per finire senza che necessariamente finisca il petrolio stesso: abbiamo consumato circa la metà delle riserve, circa 900 miliardi di barili ed altrettanti, o poco più, ne restano. Ma questo è il momento in cui il petrolio a buon mercato termina: l’estrazione dell’ultimo barile è più costosa e difficile di quella del primo. Ecco perché, entro dieci anni, il problema acquisirà proporzioni inimmaginabili. Converrebbe prepararsi per tempo alla transizione. Ma sono possibili, oggi, energie alternative ai combustibili fossili? Non passa giorno che non venga migliorata la tecnologia delle turbine eoliche o l’integrazione dei pannelli fotovoltaici negli edifici. Soprattutto, aumenta la voglia di agire localmente, di procurarsi da soli l’energia necessaria, magari rivendendone al gestore l’eventuale sovrappiù. Sole e vento, le più sfruttate, oggi, sono due forme di energia democratica, disponibili quasi ovunque. Costituiscono una formidabile carta in mano, soprattutto, alle Amministrazioni del Sud d’Italia, tradizionalmente ricco in questo senso. Le caratteristiche principali di queste risorse sono l’impatto ambientale trascurabile e la disponibilità illimitata, oltre al fatto di essere fortemente decentrabili, attingibili direttamente sul luogo dove se ne ha bisogno, senza complicate, costose e, spesso, energeticamente non efficienti opere di trasporto od accumulo. Le fonti energetiche rinnovabili sono caratterizzate da tempi di ripristino confrontabili con quelli di consumo da parte dell’uomo. Esse sono quindi inesauribili, almeno in linea di principio e sono disponibili in natura con una maggiore varietà di forme rispetto alle fonti commerciali. Disponiamo di energia termica dal Sole, innanzitutto, dal calore interno della Terra e perfino dal gradiente termico marino. Il legno, le biomasse e le sabbie petrolifere forniscono energia termica potenziale. Anche i rifiuti solidi urbani, se opportunamente trattati (dopo aver asportato le materie “seconde” recuperabili), possono divenire una fonte energetica rinnovabile. Da circa un decennio, le fonti energetiche rinnovabili stanno suscitando un interesse sempre maggiore. In primo luogo, perché la tecnologia legata al loro sfruttamento non è particolarmente sofisticata, né pone particolari problemi, basandosi su componenti meccanicamente semplici e facilmente reperibili sul mercato. L’utilizzo delle fonti rinnovabili non richiede infrastrutture, né di distribuzione dell’energia, né di logistica dei combustibili, confermando così l’interesse sempre maggiore del mercato. L’applicazione delle direttive dei vari summit avvenuti su tutta la Terra (da Rio a Kyoto) contribuisce in modo significativo ad incrementare la tendenza a ricorrere a fonti energetiche sempre meno inquinanti. L’obiettivo sancito dalla UE sul ricorso alle rinnovabili è quello di raddoppiare la loro quota di utilizzo (attualmente pari a poco meno del 6%) entro il 2012, conseguendo, così, una quota pari al 12%. La crescita prevista comporterà un incremento dell’utilizzo del cosiddetto mini-idroelettrico (la produzione di energia da centrali idroelettriche di piccola potenza) di circa il 40% in 15 anni, passando da 37 a 55 TWh. Ma la cosa più rilevante è che le tecnologie legate a biomasse, eolico e fotovoltaico cresceranno, rispettivamente, di 10, 20 e 100 volte in meno di 15 anni! Le energie rinnovabili non sono in grado di sostituire completamente quelle da combustibili fossili. Possono però costituire un’integrazione in vista di un mondo in cui le cose torneranno a girare come 200 anni fa, quando tutto si faceva con acqua, Sole, vento e, tuttalpiù, legno (che oggi chiameremo biomassa). Un mondo in cui si produrrà energia scindendo il composto più diffuso, l’acqua, e ricavandone ossigeno ed idrogeno, un gas che si usava già per l’illuminazione e per il riscaldamento più di un secolo fa. L’idrogeno non è un’energia primaria come il petrolio, ma un vettore energetico, come l’elettricità, dotato degli straordinari vantaggi di essere inesauribile e di non provocare alcun tipo di inquinamento. Ma la più importante fra le scelte energetiche alternative è la maggiore efficienza accoppiata al risparmio: se convertissimo alla migliore tecnologia disponibile i nostri strumenti di uso quotidiano, potremmo risparmiare fino al 46% dell’energia nei prossimi 15 – 20 anni. Generalmente, il tema del risparmio energetico provoca la critica immediata di ritorno al Medioevo ed altre amenità simili. In realtà, non si considera che il disastro ambientale è sicuro, se si aumentano produzione e consumi come vogliono le leggi di un’economia basata su una presunta inesauribilità delle risorse. Il nostro pianeta non può assolutamente sostenere un incremento dei consumi energetici. Essere più efficienti è un progresso, ma non basta se non si consuma tutti un po’ meno, pena il deterioramento ambientale senza ritorno.

Mario Tozzi
Geologo, divulgatore scientifico, giornalista e saggista italiano primo ricercatore Consiglio Nazionale delle Riceche

Fonte: Social News

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